Origini

Fra i gruppi che partecipavano alle grandi feste senesi della prima metà del XVI secolo è ricordato più volte quello della Contrada del Laterino. Questa zona di Siena posta a ovest della città era la popolosa porzione di un rione rappresentato dalle Compagnie militari di Stalloreggi di dentro e Stalloreggi di fuori. Qui nella sua bottega, presso le Due Porte, Duccio di Buoninsegna dipinse la sua mirabile Maestà fra il 1308 e il 1311.

Con molte probabilità la Contrada nacque nell'ambito dei festeggiamenti organizzati nel 1541 per il matrimonio di Lorenzo Mariscotti con Cassandra Petrucci. Matrimonio storico perché sancì la pace tra due importanti famiglie divise da un odio vu secolare. Nello stemma i Mariscotti avevano due aquile (e da loro agli inizi era nata l'omonima Contrada) e due "leoni illeoparditi", ovvero due leopardi. 
Concessero quindi il leopardo alla nuova Contrada facendo così nascere la Contrada della Pantera, della quale abbiamo il primo ricordo nella descrizione della caccia ai tori del 15 agosto 1546. Descrivendo "La magnifica et ornata festa fatta in Siena per la Madonna d'agosto l'anno 1546", Cecchino Cartaio menziona fra i partecipanti alla caccia in Piazza del Campo "La Contrada della Pantera in livrea tutta bianca, con un moro legato ad uso di schiavo, ed erano in numero di cinquantacinque sotto il Capocaccia..." Entrata in possesso dell'oratorio di San Giovanni decollato nel 1684, la Contrada riuscì ad ampliarlo e abbellirlo, anche con l'aiuto della consorella Oca. L'oratorio, costruito nel 1642 dalla Biccherna per ricevere i cadaveri dei giustiziati, era stato affidato ai fratelli della Compagnia della Morte, ma con la mediazione di Pirro Maria Gabbrielli (lo scienziato fondatore dell'Accademia dei Fisiocritici) passò sotto la giurisdizione della Pantera, che lo mantenne sino alla fine del secolo seguente.

Nel 1614 la Pantera riportò la vittoria in un gioco di pugna, un furioso pugilato collettivo che ebbe luogo in piazza del Carmine. Vinse anche due Palii corsi con le bufale negli anni 1644 e 1646. Il 2 luglio 1696 i panterini furono in piazza con una grandiosa "Comparsa di mori, elegantemente vestiti, ed un superbo carro portando in trionfo una Pantera". In quella occasione il Palio fu corso alla presenza del granduca Cosimo III e la Pantera, che vinse la corsa, ottenne in premio una guantiera.

Anche nel XVIII secolo la Pantera fu spesso presente in Piazza de Campo con segnalate comparse. Per il Palio straordinario del 14 aprile 1791, corso in onore del granduca Ferdinando III e di Maria Luisa di Borbone, la Pantera sfilò con una macchina rappresentante Bacco trionfante su un carro, circondato da baccanti, ninfe e fauni, e tirato da pantere. Quando il granduca tornò a Siena per il Palio dell'agosto successivo, la Pantera si presentò in piazza con un carro allegorico recante il tempio della Pace, "dinanzi alla cui statua varii Sacerdoti in abito allusivo sacrificavano una pantera offerta dai Selvaggi" i quali festeggiavano il sacrificio.

Fino al 1780 la Pantera non ebbe Capitoli o regolamenti scritti e in quell'anno, per mettere fine ad adunanze troppo tumultuose, il Capitano del popolo ordinò di minutarli e sottoporli alla sua approvazione, e che vi fossero incluse le procedure di elezione del Priore e degli organi relativi sia alla chiesa che alla Contrada. Inviò come osservatore il donzello Clemente Bargellini, ingiungendo che al Consiglio "non segua alcun benchè minimo inconveniente, ma che tutto proceda con quiete, e nelle regole". Si preoccupò anche dell'incolumità del donzello, ammonendo che si dovesse agire "rispettando inoltre nel detto Bargellini una persona spedita da Sua Signoria Illustrissima ed Eccellentissima". Dopo aver mutato alcune sedi, nel 1831 la Pantera divise l'uso dell'oratorio di Santa Margherita in Castelvecchio con l'Istituto per i sordomuti fondato dal padre Tommaso Pendola nello stesso anno.

Nel secondo decennio del XX secolo nacque la Società del Leone fra i nativi della Pantera. Denominata anche Società del Palio, curò l'organizzazione di gite e riunioni conviviali. La Società rimase operante fino alla vigilia della seconda guerra mondiale. Nel 1959 fu eletto Capitano il baritono di fama mondiale Ettore Bastianini, nativo della Pantera, che dette un notevole impulso all'organizzazione della Contrada, che vinse anche il Palio del 2 luglio 1963.

L'anno seguente fu fondata, nell'ambito della Pantera, la Società delle Due Porte, che inaugurò locali propri nel 1971, in concomitanza con la vittoria del Palio. A Bastianini, morto prematuramente nel 1967, il Comune di Siena, su richiesta della Contrada, dedicò nel 1974 la via già denominata delle Scuole, mentre gli "Amici della musica Ettore Bastianini" istituirono un premio a lui intitolato.

Nel ricordo del grande Capitano, i panterini proseguirono l'ampliamento della sede, inaugurata nel 1958 col suo sostanziale apporto, e colsero altre vittorie nei Palii, riuscendo nell'agosto 1978 a riportare quello dell'Assunta, dopo ben 157 anni.

La Contrada della Pantera ha la sua sede in via San Quirico, che prende nome dall'omonima chiesa già parrocchia dei Santi Quirico e Giulitta. Questa è forse la più antica chiesa di Siena, edificata su un tempio pagano dedicato al dio Quirino. La cinquecentesca costruzione rivela tracce medievali, come il portale romanico e l'abside.
Fra i beni artistici, nella sede storico-museale si segnala una preziosa tela di Antonio Nasini, un sacerdote pittore vissuto dal 1641 al 1715, rappresentante della cultura artistica barocca. La tela, dedicata a San Giovanni decollato, patrono della Contrada, fu dipinta intorno al 1690 e rivela l'educazione cortonesca dell'autore, che pure aveva appreso durante un soggiorno veneziano dal 1686 al 1689 le tecniche del Tintoretto e del Veronese.

Di proprietà della Pantera è anche un'importante statua lignea policroma della scuola di Jacopo della Quercia, detta Madonna della mandorla per il frutto che il Bambino stringe fra le dita. La statua fu conservata fino al 1812 nella chiesa dell'Arte della Lana, San Pellegrino, che aveva la facciata nella strettissima via dei Consoli, nel centro di Siena, di fronte all'Accademia dei Rozzi. Quando all'inizio del XIX secolo fu deciso di abbattere la chiesa per creare una piazza per il mercato del grano (l'attuale piazza Indipendenza), la parrocchia di San Pellegrino e il suo titolo furono trasferiti nella chiesa di Santa Maria della Misericordia. La statua della Madonna fu portata nei magazzini del Comune e fu allora che Gaetano Perotti, impiegato comunale ma soprattutto panterino, ottenne dal Gonfaloniere -il Sindaco dell'epoca- di poterla avere per il decoro delta Contrada. Da allora la Pantera conserva la preziosa statua, restaurata nel 1887 da Alessandro Franchi e Tito Sarrocchi.

Nella Sala delle Vittorie si nota un grande mosaico pavimentale in marmi, broccatello di Siena e pietre dure, opera di Otello Berrettini (1958): rappresenta l'insegna della Pantera. Nelle altre sale, si segnalano una decorazione da altare ottocentesca in legno scolpito e dorato con San Giovanni decollato e due pantere rampanti; un leggio in ferro battuto e forgiato; notevoli esempi di arte decorativa senese del XVIII secolo in legno scolpito e dorato.

Nelle sale al piano superiore sono esposte alcune monture del 1879, 1904, 1928 e 1955. Uno stendardo dipinto, settecentesco, rappresenta San Giovanni decollato. Un grande quadro di Aldo Marzi raffigurante la Comparsa della Contrada nelle monture del 1955, ricorda la statunitense Cynthia Wood, Capitana della Pantera nel 1967. Nella via Stalloreggi è da notare un tabernacolo affrescato dal Sodoma e detto Madonna del corvo. Vuole ricordare il punto in cui nel 1348, narra la leggenda, cadde un corvo morto di peste, primo segnale della terribile pandemia che secondo le testimonianze coeve ridusse di oltre la metà la popolazione senese. I più antichi documenti dell'Archivio della Contrada risalgono al 1742 e si riferiscono a verbali di adunanze. Fra i drappelloni esposti nella Sala delle Vittorie sono da notare quelli dipinti da Emilio Montagnani (1971) e Alberto Sughi (1978).